Il Decreto Sostegni-bis ha introdotto importanti novità in materia di ACE; vediamole in dettaglio.

La cosiddetta ACE, acronimo di Aiuto alla Crescita Economica, è stata introdotta per la prima volta nel nostro ordinamento nel 2011 ed ha avuto una storia piuttosto travagliata; negli ultimi anni si è addirittura deciso di sostituirla con la mini-Ires (mai entrata in vigore) per poi reintegrarla successivamente con la Legge di Bilancio 2020. Adesso è tornata decisamente alla ribalta ed i presupposti sembrano buoni affinché diventi strutturale.

Procediamo con ordine e vediamo quali sono le novità più rilevanti.

 

Che cos’è l’ACE

Prima di evidenziare le innovazioni in materia, spieghiamo brevemente in cosa consiste l’agevolazione e qual è il suo funzionamento.

L’Aiuto alla Crescita Economica è un meccanismo che premia le imprese che reinvestono gli utili in azienda, andando a rafforzare la struttura e la solidità. Si tratta di una deduzione dal reddito d’impresa del rendimento figurativo del capitale proprio; in buona sostanza a fronte di aumenti di capitale proprio viene applicato un determinato coefficiente di remunerazione come agevolazione fiscale sulle imposte sui redditi.

La misura è diretta ad incentivare la patrimonializzazione delle imprese ed assume senz’altro una rinnovata importanza in vista della ripresa economica post-pandemia.

 

Il nuovo coefficiente di remunerazione

La prima novità introdotta dal Decreto Sostegni-bis riguarda il valore del coefficiente di remunerazione del capitale proprio.

La versione per così dire classica dell’ACE offriva un rendimento dell’1,3%; tale rendimento è stato innalzato fino a raggiungere il 15% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020, ovvero a partire dal 01 gennaio 2021.

Per dare un’idea dell’aumento considerevole che è stato introdotto per chi deciderà di eseguire aumenti di capitale proprio, facciamo un semplice esempio comparativo.

Ogni 10.000€ versati o accantonati nella società producevano per chi utilizzava “l’ACE classica” un beneficio fiscale di circa 31€

Ogni 10.000€ versati o accantonati nella società produrranno invece per chi utilizzerà la “Super ACE” un beneficio fiscale di 360€.

La normativa stabilisce un ammontare massimo di variazione in aumento del capitale valido ai fini ACE di 5 milioni di euro; da tale limite si può ricavare anche il beneficio massimo che si attesta a 180.000€.

 

La possibilità di usufruire del credito d’imposta

Una seconda novità, che riguarda da vicino anche noi di GiroCredito, è rappresentata dalla possibilità di beneficiare immediatamente dell’incentivo fiscale con l’utilizzo di un credito d’imposta calcolato sulle aliquote IRES in vigore nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020.

Tale credito, così come gli altri crediti derivanti da bonus edilizi di cui abbiamo parlato spesso, può essere utilizzato in compensazione oppure ceduto a terzi, previa comunicazione all’Agenzia delle Entrate, dal giorno successivo a quello dell’avvenuto versamento del conferimento in denaro (o dal giorno successivo alla delibera dell’assemblea che stabilisce di destinare a riserva l’utile di esercizio, a seconda della modalità di conferimento scelta).

Ancora, riprendendo la normativa di riferimento per l’utilizzo di altri crediti fiscali, si prevede che i cessionari rispondano soltanto per l’eventuale utilizzo del credito in modo irregolare o in misura maggiore rispetto a quanto ricevuto.

Questa previsione conferma la volontà del legislatore di ampliare le casistiche ed i possibili utilizzatori della modalità più veloce ed efficiente per beneficiare delle agevolazioni fiscali, che senza dubbio è rappresentata dalla cessione del credito. 

 

Il meccanismo di “recapture” o (recupero) dell’agevolazione

In ragione della straordinarietà dell’intervento si è previsto anche un particolare meccanismo di recapture (o recupero) dell’agevolazione in caso di successiva riduzione degli apporti nella società; nel caso di fruizione del credito d’imposta ne viene prevista la restituzione sulla base di diversi momenti di controllo.

Come sempre, un esempio può aiutare a capire meglio.

Immaginiamo che nel corso del 2021 siano stati effettuati incrementi per 10.000€ (con fruizione del credito d’imposta per 360€) e successivamente, sempre nel 2021, si siano verificati decrementi per 2.000€; a questo punto la variazione del capitale proprio sulla quale calcolare il beneficio si riduce a 8.000€. Esiste pertanto un credito d’imposta fruito indebitamente pari a 72€ che deve essere restituito (le modalità di restituzione devono ancora essere stabilite da un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate).

Nel caso in cui l’incentivo venga utilizzato in via ordinaria cambiano le modalità di recupero ma il principio rimane lo stesso; in queste occasioni il reddito imponibile complessivo sarà aumentato del 15% della somma che è stata oggetto di decremento.

Le nuove previsioni normative riguardanti l’Aiuto alla Crescita Economica rappresentano un importantissimo segnale per la capitalizzazione delle imprese italiane. Tale strumento, già interessante nella sua versione classica, acquista i tratti di un’occasione d’oro se utilizzato nell’anno in corso: un’aliquota più di 10 volte superiore rispetto a quella ordinaria e la possibilità di godere immediatamente del beneficio con la cessione del credito formano, a nostro avviso, un binomio irresistibile per tutte le aziende e un’occasione che non può andare sprecata.

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